Convegno 2006 - L'Altro Marsupio

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Convegno 2006

Attivita'

In data 18 novembre 2006, nell'auditorium della Banca di Credito Cooperativo sito in Via C.Carcano a Treviglio (BG) abbiamo organizzato un convegno dal titolo "l'adozione si racconta a scuola" - famiglia, insegnanti, operatori: programmare insieme l'accoglienza del bambino adottivo. Nel corso della lunga esperienza di mutuo aiuto maturata negli anni in cui ancora non ci eravamo costituiti in associazione ma eravamo semplicemente un "gruppo", abbiamo sperimentato la delicatezza e la problematicità del rapporto adozione-scuola, il profondo disagio delle famiglie di fronte alle difficoltà di apprendimento che a volte si riscontrano nei bambini adottivi, e l'incapacità della scuola di accogliere alunni con percorsi di vita che si discostano dalla "normalità".
Da tutto questo è nata l'idea di dar vita ad un'iniziativa pubblica in cui i relatori potessero fornire a tutti i soggetti interessati spunti e modalità di intervento, mettendo a disposizione la propria specifica competenza e pluriennale esperienza nel campo: la Dr.ssa Emilia DE RIENZO, insegnante e consulente dell'ANFAA (associazione famiglie adottive ed affidatarie) ed il Dr. Marco CHISTOLINI, psicologo e psicoterapeuta familiare, responsabile tecnico-scientifico del CIAI (centro italiano aiuto all'infanzia).
Come gruppo di genitori adottivi, pur non avendo particolari conoscenze se non quelle conquistate sul campo affrontando e risolvendo quotidianamente i problemi legati all'adozione dei nostri figli, abbiamo fatto lo sforzo di documentarci, di organizzarci, di reperire fondi e di strutturare un'iniziativa che speriamo sia stata utile a tutti. Ed abbiamo fatto questo perché riconosciamo alla scuola la funzione di "palestra di vita", perché riteniamo fondamentale l'apporto educativo dell'ambiente scolastico che deve integrarsi all'apporto dato dalla famiglia, perché siamo convinti che se è vero che ogni bambino ha bisogno di trovare insegnanti disponibili ad ascoltarlo, non solo pronti a valutare le nozioni imparate, un po' più degli altri ne ha bisogno il bambino adottivo.  La scuola sa poco dell'adozione: non conosce l'iter che i genitori adottivi attraversano prima di divenire tali, ignora l'attesa di anni ed anche i sacrifici economici affrontati per arrivare ad abbracciare figli che non vengono "scelti" (come spesso ancora si crede) ma  abbinati alla coppia con modalità sconosciute e diverse a seconda dei paesi di provenienza dei bambini. E questi bambini hanno una loro specificità, data da esperienze fisiche ed emotive diverse da quelle dei figli biologici, specificità che non deve essere temuta o vissuta solo in termini problematici, ma che può essere affrontata con serenità se conosciuta e spiegata; e questo noi lo auspichiamo non solo a vantaggio del bambino adottivo ma di tutti, perché la presenza in classe di un bambino adottivo può essere l'occasione per parlare di un tipo diverso di famiglia e del significato dell'accoglienza, per esempio. Ecco, noi pensiamo che la scuola non possa evitare di confrontarsi con questa realtà: nessuno chiede agli insegnanti di essere degli esperti di adozione, ma l'istituzione scuola nel suo insieme  non può esimersi dal supportare i suoi operatori ed organizzare i programmi, la formazione, l'aggiornamento del personale docente e non docente affinchè il bambino adottivo sia una risorsa e non un problema o un limite per una classe.
L'urgente necessità di tale adeguamento emerge anche semplicemente da uno sguardo ai dati statistici: negli ultimi cinque anni è aumentata l'età media dei bambini adottati: 6, 7, 8, 9 anni, bambini per i quali la buona riuscita dell'inserimento scolastico è parte integrante di un complessivo buon inizio di quella che è per loro la nascita ad una nuova vita, bambini verso cui non solo la famiglia ma anche la scuola dovrebbe avere le stesse attenzioni amorevoli che si hanno verso un neonato a cui tutti auspicano il meglio.
    Come genitori adottivi abbiamo sperimentato innegabili carenze nell'organizzazione scolastica, ed abbiamo constatato come spesso i docenti si trovino da soli, senza mezzi e strumenti, con l'unico obiettivo dello svolgimento del fatidico programma. Ma abbiamo anche incontrato persone affettuose e disponibili ad una collaborazione, ed è la cosa che ci incoraggia a continuare in questo percorso affinchè anche le emozioni ed i sentimenti siano accolti e riconosciuti come aspetti positivi in quanto strettamente legati alla personale e unica esperienza di ognuno, e non considerati come ostacolo o disturbo allo svolgimento del programma scolastico: solo così la scuola potrà svolgere pienamente il ruolo che le è proprio.
     


 
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