Documenti - L'Altro Marsupio

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Sabato 13 novembre 2010 presso la Sala Auditorium della Banca di Credito Coperativo di Treviglio l'associazione di solidarietà familiare L'Altromarsupio, composta da genitori adottivi, ha organizzato un incontro pubblico dal titolo "A scuola senza difficoltà: come aiutare i bambini, le famiglie e gli insegnanti ad affrontare i problemi legati all'apprendimento ed all'iperattività", con particolare attenzione agli alunni figli adottivi.
Le relatrici, a seconda delle professionalità specifiche, hanno esposto e risposto su come affrontare, quando intervenire e quali strumenti usare in caso di disturbi dell'apprendimento, disturbo dell'attenzione o iperattività, perchè l'esperienza scolastica sia una gioiosa costruzione e scoperta di saperi.
Il corso di supporto ai genitori presentato in tale occasione, finalizzato a far sì che i bambini trovino sia a scuola che in famiglia dei  comportamenti coerenti, e che gli adulti coinvolti siano capaci di relazionarsi in modo costruttivo, è partito dal gennaio 2011 con la denominazione “corso G.A.B.I.”
Quello di seguito riportato è uno schematico riassunto degli interventi.

INTRODUZIONE
Incontro pubblico 13 novembre 2010 - Treviglio


Il tema sul quale si vuole proporre una riflessione è l’esperienza che accomuna tutti in qualità di individui che un tempo sono stati bambini, e che in epoca diversa hanno dovuto affrontare, accettare, subire o respingere le aspettative dei genitori e degli adulti e maneggiare più o meno consapevolmente gli eventuali sentimenti di delusione, qualora tali aspettative siano state disattese.
Forse, ancora oggi quando non troviamo le parole, quando l’emozione ci blocca il cervello, quando non diamo fiducia ai nostri pensieri, quando mettiamo in dubbio la possibilità di fare o di dire qualcosa di significativo, ci ritroviamo nella “condizione bambina” dove ricompare la sfiducia in noi stessi e quello sconsolato senso di inadeguatezza.
Tradire le aspettative dei propri genitori fa sentire in colpa per averli delusi, per aver provocato loro un dolore o per non essere stati all’altezza dei loro progetti.
L’immagine di figlio ideale si scontra allora con la specificità e la concretezza del figlio reale,  con tutti i suoi limiti e tutte le sue potenzialità.
Ma se l’aspettativa si riferisce al bisogno del genitore, è necessario capire che quel bisogno è solo del genitore, non del figlio, ed allora il figlio ideale è solo il figlio dei bisogni e del narcisismo del genitore…..e il figlio vero, quello che abbiamo davanti, rimane non visto, inascoltato, e tutte le sue caratteristiche ed i suoi desideri rischiano di essere etichettati come non-suoi e sottilmente rifiutati, come quando viene detto che il bambino  “è pigro, è testardo, è troppo vivace, è disordinato, non impara, ecc.” il genitore non accetta, nega.
Quindi, nel rispetto del bambino reale, dei bambini che sono i nostri figli e dei bambini che noi stessi siamo stati, è necessario sbagliare; commettere errori è una funzione essenziale del processo d’apprendimento: per imparare a pensare, leggere, scrivere, stare con gli altri, ed è indubbio che anche per fare i genitori o gli insegnanti si è dovuto poter sbagliare. Non c’è apprendimento senza libertà di errore: se non posso sperimentare l’errore come potrò sperimentare la cosa giusta?

  
Dott.ssa Paola Panceri

 
 
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